SUOLE DI VENTO STORIE DI GOFFREDO FOFI


Proiezione evento, venerdì 15 ottobre alle ore 21.00. Sarà presente in sala il regista, Felice Pesoli.

Suole di vento – Storie di Goffredo Fofi

di Felice Pesoli
con Goffredo Fofi

Un film controverso e audace che ha conConversazione a ruota libera con lo scrittore e operatore culturale, corredata da archivi pertinentiquistato la giuria di Cannes

Intellettuale allergico alle celebrazioni, figurarsi alla propria, Goffredo Fofi ha attraversato e attraversa la cultura italiana con un’ininterrotta attività di docente, organizzatore, saggista, critico, fondatore di riviste e aggregatore di talenti. Si presta però volentieri a questa chiacchierata aperta e intima con Felice Pesoli, documentarista e autore televisivo, in ottanta minuti che sembrano costituire solo una parte di una più estesa conversazione. Un tentativo di condensare una vita affollata di curiosità, capacità, occasioni e di un’ostinazione a non accontentarsi del dato, del reale, ma a metterlo in discussione, partecipare, produrre conflitto. Come compendia lo stesso Fofi: “resistere, studiare, fare rete. E rompere i coglioni”

“L’uomo dalle suole di vento” è la definizione che Paul Verlaine diede di Arthur Rimbaud. Evoca gioventù, libertà, levità e vitalità bruciante, quindi si attaglia perfettamente al protagonista e oggetto d’indagine, nato a Gubbio nel 1937 in una famiglia di contadini.

Diplomato alle magistrali, scaraventato nel piacere della lettura grazie all’amicizia del padre con un edicolante e dopo le scuole magistrali partito per la Palermo di Danilo Dolci, in mezzo alla miseria degli ultimi. È solo la prima di una serie di tappe rivelatrici, tutte foriere di conoscenza, di esperienza dell’umano e dei processi della Storia. Il film si articola infatti “di città in città”, come la canzone omonima di Vinicio Capossela che corre sui titoli di coda, ripercorrendo a volo d’uccello diverse stagioni della storia nazionale: dalla povertà dell’immediato dopoguerra alla fine delle ideologie del ’77 per arrivare all’attuale “narcisismo di massa”.

Mentre Fofi, grande affabulatore, si prende tutta la scena e snocciola con sfacciata, limpida franchezza pezzi di vita, incontri, umori, azioni, alcuni dei suoi libri letteralmente piovono in campo, come grappoli maturi di un’abbondante vendemmia. Aline Hervé (Liberami, Martin Eden) gli contrappone, come in un dialogo, immagini pertinenti, non pedisseque né tautologiche: il ricordo della comparsata in Ben Hur a Cinecittà a testimonianza di una cinefilia radicata nel popolare, l’estratto di una dichiarazione provocatoria di Carmelo Bene come esempio di marginalità come scelta, un cartello “non si affitta ai meridionali” o altre scene di convivenza proletaria a Torino a segnalare una solidarietà praticata e vissuta, così come un film privato con Elsa Morante tra i vicoli di Napoli.

D’altro canto, i disegni e le animazioni di Mara Cerri, Elfo, Simone Massi, Gianluigi Toccafondo fanno rivivere gruppi ed esperienze redazionali diverse. Al Torino Film Festival 2020 (in Fuori Concorso / Doc), un’opera che veleggia elegantemente su polemiche e giudizi sommari (tra i casi più noti, il “bollo” di borghesi su Fellini e Antonioni), il gusto del giudizio tranciante e dell’invettiva che a volte segue all’esaltazione (“tutti quelli che fanno i soldi tendono a dimenticare quando non li facevano e a non amare quelli che non sono ricchi come loro”) incuriosisce e spinge a riscoprire azioni e traiettoria critica dell’autore di Capire con il cinema. [Raffaella Giancristofaro per mymovies.it]